Nasce a Hautvillers, il villaggio culla dello Champagne dove Dom Pérignon sperimentava le prime cuvée e dove oggi le vigne Premier Cru di Gobillard abbracciano le colline storiche riconosciute Patrimonio UNESCO, tra Hautvillers, Cumières e Dizy. Suoli gessoso–calcarei, pendenze ventilate e il classico mosaico di microparcelle che rende la Marna uno dei “grand cru” naturali delle bollicine di mondo.
Il Brut Rosé è uno Champagne d’assemblaggio a tre voci: circa 30% Chardonnay, 35% Pinot Noir e 35% Pinot Meunier, con una quota importante (circa 30%) di vins de réserve per garantire ogni anno lo stesso profilo gustativo. La presa di spuma avviene con il metodo classico e il vino riposa almeno 24 mesi sui lieviti, con dosaggio intorno agli 8 g/l: numeri che parlano di un Brut “vero”, pensato per coniugare freschezza, cremosità e immediatezza.
Nel bicchiere il colore è un rosa salmone luminoso, valorizzato dalla bottiglia trasparente (esporsi così tanto alla luce del giorno è un atto di fiducia non banale).Al naso arrivano fragoline di bosco, lamponi, ribes rosso, cenni di agrumi e un tocco floreale tipo petalo di rosa; sullo sfondo una delicata nota gessosa che ricorda il terroir di Hautvillers. In bocca è fruttato e molto fresco, con quella “vinosità leggera e piacevole” che la maison rivendica come stile di casa: struttura sufficiente per sedersi a tavola, ma senza mai perdere la bevibilità compulsiva.
Rispetto a molti Rosé di fascia simile, più dolci o più marcati dal Pinot Noir, il Brut Rosé di Gobillard gioca sulla finezza: niente marmellata di frutti rossi, ma piccoli frutti croccanti, agrume rosa e bollicina cremosa, con un equilibrio molto centrato tra acidità e dosaggio. È lo Champagne “rosa” che può tranquillamente accompagnare tutto il pasto senza stancare, e che in blind tasting mette spesso in difficoltà etichette ben più blasonate.
È il Rosé perfetto per chi vuole un Champagne serio… ma non serioso: abbastanza complesso da piacere agli addetti ai lavori, abbastanza seducente da finire la bottiglia prima che qualcuno riesca a chiedere “chi ne ha un altro?”.
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